Aprire una Casa Editrice oggi

Aprire una Casa Editrice oggi? Si può vivere di scrittura?

“Per scrivere un libro ci vuole una buona idea, ma anche: tempo, dedizione, impegno, passione, studio, costanza e anche fortuna ☘ casa editrice

Tutto in egual misura, o quasi.

Si può sognare e si può sognare in grande, ma se si sogna assieme allora forse quel sogno diventa realtà.”

In questo articolo abbiamo intervistato Zac (@a_new_world_in_my_mind), l’autore che ha scelto di collaborare con noi e divenire parte integrante se non fondamentale del nostro primo progetto.

Partiamo dal principio: 

Perché aprire una nuova CE, oggi, in Italia, dove ce ne sono già così tante?

Perché ne abbiamo sentito il bisogno.

L’editoria, oggi, è quello strano posto in cui è totalmente legale e universalmente accettata la speculazione sull’opera altrui.

Uno scrittore non solo crea l’idea, la realizza e la presenta, il più delle volte è anche costretto a pagare qualcuno per farsi pubblicare e poi pubblicizzare, arrivando poi all’assurdo del dover vendere i propri libri in un mercato così saturo e corrotto che a regalare rose in piazza, in una sera di estate, si guadagnerebbe certamente di più di quanto le CE ti prospettano di guadagnare in 5 anni di contratto.

Beh, non è che tutti i libri possono diventare casi editoriali, in Italia poi ci sono più scrittori che lettori (?).

Su quest’ultima affermazione, come TriskEdizioni, avremmo davvero molto da ridire.

Innanzitutto, uno scrittore che non è un lettore non è uno scrittore, e lo dice King, non lo dico io.

Casa Editrice, Scrittura, TriskEdizioni

In secondo luogo, mi ricollego a una delle domande che ci fanno più spesso: ma lo sapete che state pestando i piedi a “COMPETITORXYZ”?

La risposta è sempre stata: “sì, ma no”.

Parliamo di marketing? Vogliamo vedere la casa editrice dal punto di vista aziendale?

Partiamo dal principio: qual è il target?

Il nostro target sono i lettori.

Non tutti i lettori, chiaramente, sarebbe bello, ma no, parliamo di una nicchia, gli amanti del fantasy, soprattutto i ragazzi, dai 13 anni a… quanti anni ho? 26? Beh, tra i 12 e i più o meno infinito.

Quanti lettori ci sono in Italia?

Troppi, non potrei mai stampare copie per tutti, me lo auguro, ma non partiamo così positivi, un Tolas a casa tipo Bibbia è un sogno che non ci aspettiamo di raggiungere. Puntiamo al più sul passa parola. Se un libro piace perché non consigliarlo? Vogliamo dare vita a dei mondi, vogliamo attivare un fandom. Noi amiamo i fandom! Io vivo nei fandom.

Dunque, il mercato c’è… e ne siamo tutti felici, ma cosa c’entra con i competitor?

C’entra perché si è abituati a pensare che esista una guerra tra editori. Siamo tutti abituati a pensare che un buon libro sia necessariamente firmato CEgrande1 o CEgrande2. Allo stesso modo siamo più abituati a leggere scrittori stranieri piuttosto che Italiani. Forse perché lo scrittore dal nome impronunciabile attira di più? Forse perché se quel libro è stato scritto dall’altra parte del mondo, magari su una spiaggia di Miami sorseggiando il proprio mojito davanti lo schermo del mac, allora merita di entrare in casa tua portando con sé quello stato di quiete e il brivido delle onde? Forse perché è più semplice immaginare qualcosa che non si conosce. Una scuola negli Usa è certamente più figa dell’alberghiero che frequenti?

Secondo noi, semplicemente non puoi acquistare qualcosa che non conosci.

Io, lettore, compro un libro perché mi intriga la storia, perché voglio leggerlo, perché voglio vivere anch’io quelle avventure, voglio provare quei brividi, e sentirmi a casa tra quelle pagine.

Se decido di acquistare un libro è perché do fiducia a quell’autore, gli permetto di entrare nella mia vita, nella mia mente, di conquistare il mio cuore.

Sì, siamo dei sentimentalisti e dei romantici, lo sappiamo, ma è normale, siamo lettori.

Io, sempre da lettore, non metto mai un punto al numero di libri che voglio nella mia libreria, se un libro mi conquista, allora devo averlo. Ecco perché non crediamo di essere o di avere dei competitor ed ecco perché un autore ha materialmente bisogno di una casa editrice alle spalle.

E con casa editrice intendiamo un gruppo di persone che investono le proprie energie per una causa comune.

Perché se la tua idea è buona, se il tuo mondo è magico vale la pena tentare di farlo conoscere.

Ma quindi? L’innovazione? Chiunque potrebbe definire allo stesso modo la propria realtà.

Se un autore vuole collaborare con noi entra all’interno del nostro staff.

Si occuperà di promuovere il proprio libro non necessariamente in prima persona, ma dietro le quinte, insieme allo staff. Si occuperà di parlare con i lettori, vivere il proprio fandom, aiutare a crescere la propria rete, trovare nuovi lettori, nuovi scrittori, insomma, altri come noi. In una casa editrice il lavoro c’è, per tutti. Se CE, c’è.

(Abbiamo già un motto: leggi, vivi, crea, ma ora come ora presenterò una petizione per cambiarlo in: se CE c’è.)

E la novità?

Con la TriskEdizioni il libro diventa gioco di ruolo, ma non è solo questa la novità… in Trisk gli autori non vivranno di Royalties sul prezzo di copertina (anche ma non solo) saranno collaboratori a tutti gli effetti. La casa editrice è nostra, e in una CE come la nostra se il guadagno c’è, c’è per tutti. La c’è, CE. [ride]

Scherzi a parte, vogliamo che Trisk diventi una fabbrica di sogni. Trisk è dove una buona idea prende forma, o addirittura vita.

Troppi autori decidono di pubblicare in Self, investendo tempo e soldi in qualcosa che troppo spesso porta a poco e nulla. Non è semplice fare tutto da soli. Dall’editing alla promozione e talvolta persino la copertina. Una volta che pubblichi, pubblichi, e ciò che pubblichi, rimane.

No, non siamo contro gli autori che si auto-promuovono, anzi, vogliamo aiutarli.

Vogliamo essere una speranza per l’editoria, perché noi, prima di tutto, siamo lettori e crediamo nel valore delle storie.

Prima di casa editrice, vogliamo essere casa sicura per chi come noi crede nei sogni.

Amiamo il nostro lavoro, amiamo sognare, stiamo sognando in grande, stiamo sognando insieme, e si sa, un sogno condiviso o è inception o è realtà.

Bene, tutto molto bello, ma arriviamo al dunque: il distributore?

Altra nota dolente, ve ne parleremo nel prossimo articolo!

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